Not SYC Authorized Ashtanga: Come scegliere un insegnante di yoga

Come faccio a sapere se il mio insegnante yoga è qualificato?

Bella domanda, non esiste uno standard unico riconosciuto a livello nazionale o internazionale che certifichi la qualifica o la qualità di un insegnante di yoga. Diversi sistemi privati o associativi hanno creato propri standard formativi.

Prima di iniziare ad insegnare la prima serie di Ashtanga Vinyasa Yoga ho aspettato di essere a metà della seconda serie.
Non per una questione legata all’insicurezza. Insegnavo già hatha yoga e, per quanto ci sia sempre da imparare, avevo già conoscenze che volevo condividere. Ma c’è anche una questione di rispetto per lo studente. Se mi metto nei loro panni: cosa vorrei da un insegnante? Vorrei qualcuno che sia già passato dove io sto cercando di andare.

Credo sia possibile trasmettere solo quello attraverso cui siamo già passati e che abbiamo digerito opportunamente. A confermare il mio pensiero, durante il Master Course in Buddhismo Tibetano, ricordo il mio insegnante parlare delle tre saggezze secondo l’approccio buddhista: la saggezza dell’ascolto, quella della riflessione e quella della meditazione. Tre livelli di comprensione differenti e costruiti l’uno sull’altro.

Ad esempio se mi immagino bambino andare ad una lezione di matematica dove mi insegnano che due più due è uguale a quattro, ecco che al mio rientro a casa ripeterò come un pappagallo la lezione: “ due più due fa quattro, due più due fa quattro!” Ma senza in realtà padroneggiare quella conoscenza.

In una seconda fase, riflettendo sul calcolo matematico, comprendo che se ho due mele e ne aggiungo altre due, allora ho quattro mele – magari contando con le dita – e lo stesso vale se a due penne aggiungo due penne, due sassi, qualsiasi cosa. Sto cominciando a muovermi più in profondità nella conoscenza delle addizioni.

Infine, nell’ultima fase, quando la conoscenza diviene integrata, arrivo a comprendere che non solo due più due fa quattro, ma che sette più cinque fa dodici, e senza dover utilizzare le dita.

Lo stesso vale per la pratica yoga.

Potrebbe un praticante essere qualificato ad insegnare prima di essere fra la fase della riflessione e quella della meditazione?

In India ho seguito due TTC di Hatha Yoga a Rishikesh e due di Ashtanga  a Mysore. Sono passato dalla pratica Ashtanga con Sharath Jois, a quella con Vijay Kumar. Con Vijay, che assisto in shala da dieci anni, sono cresciuto fino alla quarta serie.

Ho visto che un certificato di insegnante yoga, i famosi TTC di 200 o 300 ore, ma anche i certificati rilasciati dallo SYC (Sharath Yoga Center) – in teoria il detentore del lignaggio originario, – non sono una garanzia della qualità di un insegnante. Ho conosciuto praticanti non certificati che sono degli ottimi insegnanti e insegnanti pluri-certificati che non mi sento di considerare dei buoni praticanti. Non è solo una questione di mettere la gamba dietro la schiena con più o meno facilità.

Un anno, per andare contro corrente ho anche pensato di farmi una maglietta con la scritta: “Not SYC Authorized.” Poi ho lasciato perdere. Il concetto era già abbastanza chiaro senza stamparlo su una maglietta. (Almeno per ora.)

Insegnare è un privilegio che si guadagna sul tappetino, solo un praticante può condividere la propria pratica. Non ho una soluzione. Ho imparato a fare le domande giuste, e ho una scelta che ho fatto e che continuo a fare: aspettare di essere già passati attraverso quello che si vuole trasmettere.

Nella pratica e nell’insegnamento lavoro con la Grammatica dell’Ashtanga. Se vuoi saperne di più, ho raccolto i Tre Elementi Fondamentali in un PDF. Puoi scaricarlo qui.

Buona pratica
Om shanti

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