Preparandosi a suonare quella canzone il chitarrista si fermava per maneggiare le meccaniche sulla paletta della chitarra. Una manciata di secondi, non di più. La prima volta che lo vidi pensai che lo strumento avesse perso l’accordatura: ma non poteva succedere sempre prima di quel pezzo. Mi spiegò che stava cambiando l’accordatura in funzione del brano che avrebbe eseguito.
Questo ricordo di quando ero un batterista in una band – sono passati così tanti anni che mi sentirei di dire in una delle mie vite precedenti, – mi è tornato alla mente durante una lezione in cui ho notato che una praticante accennava una distensione in un piede durante paschimottanasana. Un piegamento in avanti che ha l’intenzione di allungare la catena muscolare dietro la gamba e che, solitamente, viene eseguito mantenendo i piedi a martello, ginocchia distese, e giocando con la relazione fra i muscoli della parte lombare della schiena e gli ischiocrurali.
La modifica del piede, unita ad un rilassamento del ginocchio, le consentiva di diminuire la tensione ai tendini nel punto di attacco degli ischiocrurali: insomma dove i muscoli del retro della coscia si attaccano al sedere – da cui l’inglesismo di yoga butt. Un infortunio molto comune causato dall’aver allungato eccessivamente i muscoli del retro delle cosce, e che solitamente ci si può portare dietro per mesi.
Senza saperlo la ragazza stava cambiando l’accordatura del suo corpo per suonare il brano in maniera corretta. Quando mi sono avvicinato a lei portando l’attenzione sul suo piede, mi ha risposto di sì, quasi sottovoce, come se si stesse giustificando. Abbiamo lavorato insieme rivedendo diversi aspetti della sua pratica, modificando gli allineamenti e le intenzioni da portare con sé nell’eseguire le posture che potrebbero aver creato il problema all’inizio, e che le avrebbero impedito una pronta guarigione.
Lo yoga butt colpisce spesso persone flessibili, e altrettanto spesso viene erroneamente considerato come “trascurabile,“ continuando a forzare i movimenti e ignorando quel dolore sordo che arriva dal sedere. Alcuni praticanti alzano un muro al segnale inviato dal corpo pur di eseguire quella spaccata frontale che sembra “tanto importante.”
Lo yoga butt è un caso limite, ma l’accordatura non serve solo quando qualcosa si rompe. Serve ogni giorno – ed è questo il punto.
La pratica quotidiana è un momento di ascolto. Non nel senso generico in cui lo si dice spesso, ma in senso tecnico: verificare ogni giorno dove sei, come sei, cosa porta con sé quel giorno. L’accordatura è sottile e cambia continuamente – il corpo di ieri non è il corpo di oggi, e la mente men che meno. Quello che si impara sul tappetino non rimane sul tappetino.
E poi c’è un ultimo inganno da evitare: guardando dall’esterno una pratica Ashtanga sembra sempre uguale – le stesse sequenze, le stesse posture, nello stesso ordine. Ma non è mai la stessa pratica. Cambiano le intenzioni, cambia l’allineamento che porti con te, cambia quello che esprimi. Ed è esattamente lì, in quella differenza invisibile dall’esterno, che sta tutto il lavoro.
Buona pratica
Om shanti






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Alan